
Un eccezionale esemplare di Tuber borchii riporta sotto i riflettori il valore delle pinete e l’urgenza di una manutenzione programmata delle aree naturali
Tartufo da record ritrovato nel ferrarese: ben 326 grammi di Tuber Borchii, più comunemente chiamato marzuolo. Stufo di rimanere sempre nell’ombra del bianco pregiato, il prelibato fungo ipogeo ha rubato la scena a tutti, regalando una pepita dal peso record. Il sogno, non tanto segreto, di ogni appassionato tartufaio si è fatto realtà in un terreno in provincia di Ferrara. Un ritrovamento eccezionale che esalta la ricchezza del territorio ma che allo stesso tempo richiama all’importanza della tutela e manutenzione delle aree produttive naturali.
«La scoperta di questo esemplare da record, a parte l’ovvia soddisfazione del tartufaio che lo ha cavato, ci rimanda un segnale molto chiaro: è fondamentale mantenere pulite e in salute le pinete – spiega Antonio Marchetti, presidente di Arci Tartufi Ferrara aps-. Il tartufo è infatti stato cavato da un nostro socio all’interno di un piccolo relitto di pineta che la nostra associazione ha preso in cura. Pulendo i rovi e controllando le infestanti, facendo sì che l’ambiente nel quale il tartufo naturalmente nasce venga salvaguardato e non compromesso, dopo un paio di anni di sforzi la natura ci ha ripagato anche con questo ritrovamento eccezionale. Questa è la dimostrazione che il nostro territorio così vocato al tartufo, in special modo lungo il litorale e nelle pinete dove è particolarmente diffuso, qualora ci fosse l’intenzione a indire un progetto di manutenzioni programmate, potrebbe arrivare produrre pezzature più che ragguardevoli».
Delle diverse criticità che coinvolgono il tartufo quella della manutenzione delle aree naturali produttive è uno dei principali e più urgenti. A oggi nella nostra regione la pulizia di fatto è in carico alla buona volontà delle associazioni o dei singoli tartufai ma appare evidente che una situazione del genere non sia più sostenibile. È necessaria un’azione strutturata e pianificata che non solo tuteli il tartufo ma restituisca alla collettività un patrimonio naturale che abbandonato a se stesso, in molti casi non è neanche più fruibile.
Fonte: ferrara24ore.it

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