Lastagione del tartufo biancopregiato non è andata bene nelBasso Mantovano. Cercatori ed esperti puntano il dito contro i cambiamenti climatici: «Le temperature sono troppo alte». La stagione del bianco pregiato, il più nobile dei tartufi, si è conclusa da pochi giorni ed è tempo di bilanci. Questo è il secondo anno consecutivo di penuria di produzione nella zona vocata del Basso Mantovano. Anche la stagione 2024-2025 era andata male e questo trend desta ora preoccupazione. Dall’associazione di cercatori Trifulin Mantuan ribadiscono la necessità di prendersi cura del territorio, delle tartufaie e anche di investire.
Manon è andata male solo nel Mantovano: «La scarsità di prodotto ha caratterizzato tutte le pianure d’Italia, è andata meglio nelle zone di collina, il bianco pregiato è stato trovato anche ad altitudini inconsuete, fino a 1.200 metri di quota – spiega il segretario dei Trifulin, Marco Menghini – stiamo seguendo un corso con tecnici specialisti e docenti universitari di botanica ed è stato riscontrato uno spostamento verso l’est d’Europa come zone di produzione del tartufo bianco e a quote più elevate. La colpa sembrerebbe essere delle temperature sempre più elevate che si sono raggiunte negli ultimi anni».
Il calo è stato importante. Nel Mantovano si era registrata una produzione anomala nella stagione 2022 – 2023, poi negli ultimi due anni il trend è stato negativo. «Le pezzature sono state mediamente piccole, sui 10, 20 grammi, qualche grano da 70, 80 è stato trovato, ma pochi. La zona di Pieve qualche grano in più lo ha offerto» raccontano iTrifulin. Globalmente la produzione è stata stimata tra i 10 e i 20 chili, nel 2022 erano stati 100, in un’annata media se ne trovano tra i 60 e gli 80 chili. I prezzi non erano eccessivi, si aggiravano tra i 150 e i 250 euro all’etto, a fronte dei 350 della stagione scorsa. Almeno una nota positiva c’è: la qualità è stata buona. «Le tartufaie vanno seguite con ancora più attenzione perché sono l’unica possibilità di mantenere l’habitat – spiega Menghini – sottolineo che sono fondamentali le risorse che auspichiamo possano arrivare dagli enti pubblici. Il nostro impegno per le tartufaie è massimo, la scelta delle piante sta dando buoni frutti per quanto riguarda la costituzioni di aree che, dopo tre o quattro anni, sono entrate in produzione con tartufi piccoli e in piccole quantità. Si tratta di aree che producevano in passato e che sono state riqualificate con nuove piante che favoriscono la produzione del tartufo».
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Fonte: gazzettadimantova.it


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