C’è un tartufo che cresce lontano dai riflettori, ma che da anni si fa notare per carattere e qualità: è ilTuber melanosporum di Montemale. È nei boschi circostanti questo borgo schivo e autentico, dominato da un castello, che nasce questo prodotto di nicchia, legato a un ecosistema delicato e a una tradizione costruita con pazienza, oltre che capace di raccontare la bassa Valle Grana meglio di molte parole.Qui il tartufo è il risultato di una ricerca stagionale fatta di conoscenza del suolo, rispetto dei ritmi naturali e cura delle piante sotto cui questo tubero nasce. Ed è da questo impegno costante che qui il tartufo nero ha trovato una sua identità precisa, diventando uno dei simboli gastronomici più autentici del territorio.
Conoscere il tartufo nero di Montemale significa andare oltre il piatto. Per questo, accanto agli appuntamenti conviviali, il calendario prevede anche momenti di approfondimento comel’Educational rivolto a ristoratori, operatori turistici e appassionati.Un’occasione perentrare nel cuore della filiera: dalla coltivazione alla tutela delle tartufaie, fino agli usi in cucina. L’obiettivo non è solo divulgativo, ma culturale: condividere competenze, costruire consapevolezza e rafforzare una rete locale che lavora da anni per preservare un patrimonio fragile, trasformandolo in valore per tutta la valle.
Il momento forse più affascinante è quello della cerca.Domenica 8 febbraio il tartufo si lascerà scoprire passo dopo passo, con un’escursione guidata nei dintorni del Castello di Montemale. Quisi osservano le tartufaie, si imparano le condizioni climatiche e geologiche che favoriscono la crescita del fungo ipogeoe si assiste dal vivo al lavoro del tartuficoltore insieme al suo cane. Èun’esperienza che unisce natura e racconto, capace di far capire quanto sapere e quanta attenzione servano per portare in superficie quello che la terra custodisce gelosamente.
Il gran finale è naturalmente a tavola.Quattro cene, in quattro ristoranti della Valle Grana, raccontano il tartufo nero di Montemale attraverso menu pensati ad hoc. Dalla cucina più tradizionale a interpretazioni contemporanee, il filo conduttore è la valorizzazione del prodotto, senza forzature.Tajarin, uova, carni, risotti e piatti creativi diventano il pretesto per esplorare sfumature e abbinamenti, dimostrando come questo tartufo, in cucina, sappia essere protagonista. Un invito a rallentare, assaggiare e riconoscere nel gusto il racconto di un territorio.
Fonte: torinoggi.it


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