Il nuovo anno del tartufo targato Emilia Romagna si apre con traguardi raggiunti e nuove sfide da affrontare. È infatti appena stata siglata la nuova normativa in ambito di tartufaie controllate e coltivate che ha toccato uno dei temi più caldi e discussi dello scorso anno, ovvero le dimensioni delle superfici concesse. Dopo un lungo percorso di confronto con le associazioni presenti nella Consulta sul Tartufo, la giunta regionale, guidata dall’assessore Alessio Mammì, ha aggiornato i requisiti dimensionali richiesti: per i privati la superficie sarà compresa tra mezzo ettaro e cinque ettari, mentre per enti pubblici, consorzi e associazioni il limite varia da uno a dieci ettari. Il Crater (Coordinamento Regionale Associazioni Tartufai Emilia-Romagna) che recentemente ha rinnovato il suo direttivo, e che insieme all’Associazione Provinciale Tartufai Piacentini si è battuto per un ridimensionamento delle concessioni, giudica la nuova Direttiva un primo passo importante per la salvaguardia e la gestione delle aree produttive e vocate del territorio regionale. Un risultato che, come spiega il presidente del Crater, Michele Lodi, “per la prima volta, ha l’obiettivo di coinvolgere province, comuni e associazioni nella gestione e salvaguardia del territorio con il contributo fondamentale della ricerca universitaria”.
L’importante patrimonio tartufigeno regionale – in Emilia Romagna sono presenti tutte e 9 le varietà di tartufo – sta mostrando in questi ultimi anni le sue fragilità: cambiamenti climatici, riduzione dell’habitat e aumento della pressione di raccolta richiedono nuove azioni di tutela che Crater e Tartufai Piacentini hanno individuato e che in modo sinergico andrebbero affrontate con la Regione. “Con il riconoscimento Unesco dato alla cerca e cavatura del tartufo si è premiata una tradizione tutta italiana che se non protetta dalla Regione Emilia Romagna lascia spazio ad una raccolta sempre più finalizzata al solo profitto – sottolinea Lodi -. Le associazioni dei tartufai possono giocare un ruolo importante nel trasmettere cultura e conoscenza delle varietà e habitat dei tartufi autoctoni, correttezza nella ricerca e cavatura del tartufo, nel trattamento e nella conduzione del cane e rispetto delle normative vigenti. Pertanto proponiamo che gli idonei alle prove di esame aderiscano obbligatoriamente, per un periodo definito, alle associazioni presenti che a loro volta si impegneranno nella formazione e avviamento alla corretta cerca e cavatura del tartufo”.
Il Crater giudica “positivo favorire consorzi, enti pubblici e associazioni sulle future dimensioni delle tartufaie”, ma ritiene che “la possibilità di richiedere, tre mesi prima della scadenza, di mantenere le stesse dimensioni territoriali delle attuali riserve controllate, sia una contraddizione che rallenta l’entrata in vigore del nuovo e condiviso assetto. Dato che la richiesta di riserve si concentra soprattutto nelle zone dove esistono tartufaie naturali e produttive si propone un vincolo percentuale per ogni comune, così da evitare monopoli e garantire la libera cerca. L’avvio in ogni provincia di un percorso di mappatura delle aree produttive naturali e vocate per impedire tagli indiscriminati di essenze arboree e favorire le piantumazioni di essenze simbionti. Sempre in tema di alberi sarebbe opportuno coinvolgere province e comuni insieme alle associazioni dei tartufai locali affinché le piantumazioni pubbliche e le aree coinvolte vengano programmate, e nella scelta delle essenze sia prevista una percentuale consistente di piante simbionti autoctone. Inoltre, nella gestione e condotta delle tartufaie, come sottolineato anche dall’assessore Mammì, andrebbe dedicata una particolare attenzione alle piante da utilizzare e agli inoculi perché potrebbero rappresentare un pericoloso veicolo all’introduzione di funghi e tartufi non autoctoni”.
Fonte: piacenzasera.it


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