Entrare nel mondo diRoberto Lucarellisignifica entrare in un racconto autentico delle Marche, fatto di lavoro silenzioso, gesti antichi e una visione limpida del futuro.
Roberto Lucarelli è un produttore di vino, certo, ma prima ancora è un maestro della vigna.Uno di quelli che conosce ogni filare per nome, che sa ascoltare la pianta e accettare il tempo come alleato, non come nemico.
A Cartoceto, terra generosa di olio e di vento buono,la sua cantina è un presidio culturale prima che agricolo: qui il vino non si “fa”, si accompagna.
Il sabato in cantina è un rito.Si parla di vendemmie passate, di stagioni capricciose, di suoli che cambiano a pochi metri di distanza. Si degusta l’olio, intenso e verde, figlio di ulivi che guardano l’Adriatico.E poi, inevitabilmente, arriva il tartufo, che in queste colline non è solo un prodotto ma una presenza: discreta, preziosa, profondamente legata al bosco e all’uomo che lo frequenta con rispetto.
In questo mosaico di sapori e paesaggi,il vino del cuore di Roberto emerge con naturalezza: il Rocho, Bianchello del Metauro Superiore.Non è una scelta casuale.Il Rocho è un vino che parla la lingua del territorio, senza mediazioni.Ha struttura, profondità, una tensione elegante che nasce da vigne curate con pazienza e da una vinificazione che non cerca scorciatoie.Al naso racconta la collina, al sorso restituisce equilibrio, freschezza e una lunga persistenza che invita al dialogo con il cibo.
È un vino che ama la tavola, che non sovrasta ma accompagna.In fondo,è lo specchio del suo produttore: rigoroso, sincero, mai gridato.
Lasciando la cantina di Roberto Lucarelli, con il sole che cala sulle vigne di Cartoceto,resta la sensazione rara di aver vissuto qualcosa di vero, con amici veri.
Un sabato che diventa memoria, un territorio che si fa racconto, e un calice di Rocho che continua a parlare anche dopo l’ultimo sorso.
Fonte: italiaatavola.net


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